Star Raiders (1979): I giocatori prendono il comando
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Karl Marx una volta ha scritto che “l’umanità si propone solo i problemi che può risolvere, perché, a considerare le cose dappresso, si trova sempre che il problema sorge solo quando le condizioni materiali della sua soluzione esistono già o almeno sono in formazione” [1]. Per quanto molti di noi possano non trovarsi d’accordo con l’ideologia di Marx (o rimangano perplessi di fronte a queste pompose citazioni), non possiamo non cogliere un briciolo di verità nelle sue parole, specialmente se applicate allo sviluppo di videogame. Non importa quanto una particolare idea o innovazione sia strombazzata come “originale”, possiamo sempre trovare un precursore o qualcosa che l’abbia almeno influenzata. Forse Ralph Baer se n’è uscito con l’idea di una console per videogiochi tutto da solo? Improbabile. Più verosimile, invece, che sia stato il primo a trovarsi in possesso delle condizioni materiali per trasformare quel sogno in realtà. Che l’idea sia stata sua o meno è irrilevante: chiunque avrebbe potuto pensarci. Ciò che ha reso unica l’opera di Baer è che lui possedeva la conoscenza e le risorse per costruire la sua famosa “Brown Box” (si veda a tal proposito il capitolo extra dedicato a Pong).

Star Raiders di Atari è quel genere di videogame che va visto in azione per essere apprezzato:
dai campi stellari alle esplosioni, le animazioni contribuiscono molto ad arricchire la scarna grafica del gioco.
Per quel che riguarda lo sviluppo di videogiochi, sappiamo già qual è l’obiettivo ultimo, il Sacro Graal: il ponte ologrammi [2] di Star Trek: The Next Generation. Tutti coloro che stanno leggendo queste righe avranno fantasticato almeno una volta di provare un simile, meraviglioso dispositivo; chi vorrebbe mai uscire da un programma in grado di darci qualcosa di “meglio della vita” [3]?

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Un estratto del manuale della versione per Atari 8-bit di Star Raiders.

La conversione di Star Raiders del 1982 per Atari 2600 VCS ha obbligato a includere un controller
speciale con tastierino per consentire ai giocatori di eseguire tutti i comandi. Neubauer non fu
direttamente coinvolto nella creazione di questa versione né di quella del 1986 per Atari ST,
ST Star Raiders, una scelta che secondo qualcuno ebbe un impatto negativo sulla sua qualità.
Abbiamo persino qualche idea di come una cosa del genere possa essere realizzata, o perlomeno alcuni approcci interessanti: nanotecnologie, realtà virtuale, stimolazione diretta del cervello, e l’elenco potrebbe continuare. Ciò che manca sono le “condizioni materiali”, ossia la tecnologia per rendere possibile questo sogno. Non possediamo ancora ciò che serve per costruire un ponte ologrammi, ma tutti sappiamo con precisione cos’è e cosa deve fare. La sola domanda che rimane a questo punto è quando avremo la tecnologia per realizzarne uno. Un giorno, in futuro, esisterà. Ma se la storia dei videogiochi ci insegna qualcosa, è che probabilmente una cosa del genere la possediamo già da anni.

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Il retro della scatola di Space Spartans della Mattel (1982), una cartuccia con supporto Intellivoice per Intellivision.
Space Spartans è uno dei numerosi cloni di Star Raiders usciti nel corso degli anni, il secondo realizzato per Intellivision
dopo Space Battle (1980). La Mattel ha pubblicato con la sua etichetta “M Network”
un terzo titolo analogo per Atari 2600 VCS, Space Attack (1982).
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[1] Si veda Per la Critica dell’Economia Politica di Marx, disponibile gratuitamente alla pagina http://www.marx.org/italiano/marx-engels/1859/criticaep/index.htm o in inglese all’indirizzo http://www.marxists.org/archive/marx/works/1859/critique-pol-economy/preface.htm.
[2] Dice Wikipedia: “il ponte ologrammi è una sala chiusa nella quale oggetti e persone possono essere simulate combinando materia replicata, raggi trattori e campi di forza su cui vengono proiettate le immagini olografiche. I suoni e gli odori sono simulati rispettivamente da altoparlanti e atomizzatori di fragranze. La sensazione di un ambiente aperto molto vasto viene simulata sospendendo le persone che si trovano al suo interno su campi di forza che si spostano insieme a loro, impedendogli di raggiungere le pareti della stanza (un tapis roulant virtuale)”. La voce della Wikipedia italiana è all’indirizzo http://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_ologrammi.
[3] Si veda il romanzo Better than Life di Grant Naylor o l’omonimo episodio della serie Red Dwarf (Grant Naylor è il nome collettivo usato dagli scrittori Rob Grant e Doug Naylor).

