Elite (1984): Spazio, ultima frontiera
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La genialità di Elite risiedeva nel combinare questi due generi in un solo prodotto coerente: un gioco di commercio basato su un simulatore di volo spaziale. Tale miscela avrebbe presto preso il nome di “simulazione spaziale”, generando decine di prodotti derivativi. Tra i più recenti possiamo citare Freelancer della Digital Anvil (2003; PC), infarcito di sequenze filmate di intermezzo, Space Force: Rogue Universe (2007; PC) della Dreamcatcher e X3: Terran Conflict (2008; PC) della Egosoft. In quest’ultimo periodo, comunque, il gioco più degno di nota è EVE Online, un simulatore spaziale online uscito nel 2003 per Apple Macintosh, PC e Linux. Per gli appassionati del genere costituiscono imperativi ludici anche Space Rogue (1989; Apple II, Apple Macintosh, Atari ST, Commodore 64 e altri) e Wing Commander: Privateer (1993, PC), entrambi di Origin.

Come Echelon, Space Rogue della Origin tentò a suo modo di emergere nel genere reso popolare da Elite,
questa volta aggiungendo significativi elementi ispirati ai giochi di ruolo.
Pur essendo molto meno evoluto di Elite, Star Raiders (1979; Atari 8-bit) di Doug Neubauer, di cui ci occupiamo in un altro capitolo extra, costituì un’importante fonte di ispirazione per quanto riguarda il suo aspetto estetico. Con il suo rivoluzionario 3D in tempo reale, Star Raiders vantava una grafica fluida e scalabile, esplosioni particellari, una mappa rotante divisa in settori e una visuale opzionale da dietro che si aggiungeva a quella standard in prima persona. Il fatto che Bell e Braben furono in grado di ampliare in maniera così radicale la classica visione di Neubauer è la dimostrazione più lampante della loro ambizione.
Elite e i suoi discendenti avevano molto da offrire agli appassionati di fantascienza, ma riuscivano a soddisfare anche desideri più semplici e primitivi, come l’accumulo di ricchezze o la conquista di una reputazione di “vero figo” su scala galattica. Diversamente da universi della sci-fi come Star Trek, nei quali il capitalismo è messo in secondo piano se non addirittura del tutto trascurato, le simulazioni spaziali ne fanno una componente essenziale del gameplay – per quanto Braben abbia affermato che Elite “non è mai stato pensato in alcun modo come un gioco pro-capitalismo”[1]. In ogni caso, l’accento che il gioco pone sull’accumulo di capitali e i vantaggi che si possono ottenere adottando comportamenti spregiudicati non costituiscono certo una critica al capitalismo. In Elite lo spazio non è l’ultima frontiera, ma piuttosto il paradiso della libera iniziativa.
Ci si può accostare a Elite in tanti modi, ma la maggior parte dei giocatori ha finito con il trovare un equilibrio tra commercio e combattimento. Muovendosi lungo rotte commerciali ben presidiate e sotto il controllo di governi stabili è possibile evitare l’uso della forza, ma i soldi veri si fanno sfruttando civiltà che non sono molto in armonia con il resto della galassia. Il manuale mette in evidenza numerose altre possibilità: si può scegliere di diventare cacciatori di taglie, contrabbandieri e pirati. I giocatori sono liberi di seguire la strada che prediligono e che li soddisfa maggiormente, e molti degli upgrade che portano al successo adottando un approccio si rivelano assai utili anche negli altri. Per esempio, il tubo per il rifornimento di carburante fa risparmiare denaro perché permette di “fare il pieno” all’astronave semplicemente volando nelle vicinanze di una stella, ma allo stesso tempo consente di recuperare metalli preziosi dagli asteroidi e depredare il carico di navi distrutte in combattimento. Molti dei titoli usciti in seguito avrebbero imposto ai giocatori di concentrarsi maggiormente su questa o quella attività, risultando molto più limitati rispetto a Elite.

Una sequenza di combattimento di Elite. Le barre numerate da uno a quattro
nell’angolo in basso a destra indicano la potenza degli scudi. Il giocatore può selezionare le
telecamere di poppa, prua, dritta e babordo, punti in cui è anche possibile montare armi supplementari.
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