Pong (1972): l’industria dei videogiochi nasce di rimbalzo

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Dotato di uno sbalorditivo cabinato in vetroresina con i bordi smussati e scaglie metalliche incastonate nella finitura lucida [3], disponibile in diversi colori, con un ampio schermo e un pannello di controllo che non avrebbe sfigurato su una navetta della missione Apollo, Computer Space era quasi minaccioso, in particolare per un pubblico che non aveva mai visto un videogame prima di allora. Bushnell, che si può definire un imprenditore dotato di fervida immaginazione e un passato da ingegnere, capì immediatamente la principale causa del fallimento di Computer Space: era stato implicitamente progettato pensando ai suoi colleghi e compagni di università. Decise così di reagire con la semplicità di Pong: il suo cabinato squadrato di legno e i controlli minimalisti portarono Atari al successo. Sfortunatamente per lui e per l’innegabile contributo dato al mondo dei videogiochi, è stato provato che l’idea di Pong venne rubata al suo inventore Ralph Baer, che lo progettò inizialmente per la prima console casalinga, il Magnavox Odyssey.

Baer cominciò a lavorare all’Odyssey già negli anni Cinquanta; purtroppo la sua idea di un videogame per la televisione era così originale da non permettergli di costruire prototipi funzionanti fino alla metà degli anni Sessanta. Il primo tentativo di realizzare una console per casa consisteva in un semplice gioco in cui due quadrati dovevano toccarsi, e che presto diventò il prototipo “scatola marrone”: la macchina conteneva diverse varianti, compreso un tiro al bersaglio, una versione controllata per mezzo di manopole e alcuni giochi con la palla. Dopo essere stato messo alla porta da diversi produttori di televisori, Baer riuscì finalmente nel 1971 a firmare un accordo con Magnavox, che mise sul mercato una versione migliorata del prototipo l’anno successivo, chiamandola Odyssey Home Entertainment System (modello 1TL200).

Sebbene disponesse di potenzialità alquanto limitate e richiedesse un considerevole intervento manuale e molta immaginazione da parte dei suoi utilizzatori, nel suo progetto all’avanguardia l’Odyssey conteneva senza dubbio numerose caratteristiche che sarebbero poi divenute lo standard: controller separati, possibilità di aggiungerne altri (come la pistola) e cartucce intercambiabili. Queste ultime permettevano di lanciare giochi diversi, anche se di fatto si limitavano ad attivare programmi già presenti nella console, svolgendo né più né meno la funzione di semplici interruttori. Il sistema conteneva dodici giochi, a cui se ne aggiunsero altri dieci venduti separatamente. L’Odyssey era in grado di visualizzare solo linee e quadrati bianchi su fondo nero: per questo motivo veniva venduto con lastre trasparenti colorate disponibili in due diverse misure, per adattarsi alla grandezza dei televisori su cui andavano appoggiate. Molti titoli contenevano inoltre diversi “extra”, come carte da gioco, mappe, dadi e tabelloni. Considerati i limiti dell’interazione con lo schermo, non stupisce che gran parte della giocabilità fosse legata proprio a questi accessori. Il sistema era in grado di rilevare solo le collisioni tra oggetti, senza suoni né punteggi.


L’originale Magnavox Odyssey nel suo bauletto. Notate le lastre per lo schermo arrotolate
e la vasta gamma di accessori per il gioco “reale”.

L’eredità più importante dell’Odyssey fu probabilmente l’aver ispirato Bushnell nel corso di una dimostrazione nel 1972 e averlo spinto a fondare Atari più tardi nello stesso anno insieme ad Alcorn, l’ingegnere che aveva sviluppato Pong, chiaramente ispirato a uno dei titoli per Odyssey. Come dice Baer, “è ben noto che Nolan Bushnell ha sviluppato Pong dopo aver provato un gioco di ping-pong su un Odyssey 1TL200 alla presentazione per addetti organizzata da Magnavox a Los Angeles nel maggio del 1972” [4]. Incidentalmente, sebbene Baer riconosca a Bushnell di essere il “padre dei videogame da bar”, non esita a definirsi “il padre dei videogame da casa”. Parleremo ancora di Baer nel corso del libro.

“Mezrabad” ha scritto per Armchair Arcade una recensione più che lusinghiera di Table Tennis dell’Odyssey, nella quale finge di essere nel 1972 e di giocarci per la prima volta insieme al figlio. La recensione mostra le incredibili analogie con Pong:

Table Tennis utilizza punti che indicano i due giocatori, la palla e la linea della rete. È il solo gioco per Odyssey che sfrutta la Cart #1. Non usa nessun pannello trasparente. La Cart #1 viene inserita nello slot dell’Odyssey, che si accende automaticamente e comincia le sue “trasmissioni” sulla televisione. Ricordate, quel che vedete viene trasmesso solo sulla vostra TV. Non chiamate i vicini dicendo loro di girare sul canale 3 o 4 per vedervi giocare a Table Tennis. Questo gioco è progettato per insegnare ai nuovi, e certamente orgogliosi possessori di Odyssey a utilizzare i suoi controller. Insieme alla macchina ne trovate due: si tratta di piccole scatolette bianche con manopole sui lati destro e sinistro; la manopola sinistra controlla il movimento orizzontale del punto che indica il giocatore, mentre quella destra il movimento verticale. Al centro della manopola sinistra se ne trova un’altra che controlla il “ENGLISH” della palla. Credo che “ENGLISH” sia una terminologia del biliardo che indica il modo in cui curva la palla a seconda della sua rotazione. Il controllo “ENGLISH” consente di manipolare la traiettoria della palla e di farla rimbalzare sul punto del giocatore. Il manuale dell’Odyssey scrive “ENGLISH” tutto in maiuscolo, quindi vi prego di perdonarmi se pensate che stia urlando. Oh, beh, quest’altra cosa ve la devo proprio spiegare: quando dico che un controller “controlla” il movimento del punto che indica il giocatore, voglio dire che c’è un piccolo quadretto bianco sul VOSTRO SCHERMO che si muove a seconda di come ruotate la manopola. Veramente! Sì, all’inizio è sconvolgente. Non mi divertivo così tanto con il mio televisore dalla volta in cui ho scoperto la rotella per regolare lo sfarfallio dell’immagine. [5]

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[5] Potete leggere l’intera serie di Mezrabad “Chronogaming” relativa al Magnavox Odyssey a questo indirizzo: http://www.armchairarcade.com/neo/taxonomy/term/948.