Pong (1972): l’industria dei videogiochi nasce di rimbalzo
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Le valvole termoioniche usate negli anni Cinquanta, ingombranti e inaffidabili, vennero soppiantate nel decennio successivo dai transistor, più economici e robusti. Questi componenti vennero presto inseriti nei circuiti integrati (IC, Integrated Circuit), piccoli frammenti di silicio in grado di ospitare un enorme numero di transistor. Nonostante i passi avanti compiuti dall’ingegneria dei circuiti e dalla componentistica – compreso il passaggio all’utilizzo di programmi in memoria che permettevano ambienti completamente riprogrammabili – gli imponenti mainframe rimasero la norma per diversi anni.

Una recente simulazione di OXO in esecuzione su un mainframe EDSAC.
Gli ingombri e i costi limitavano l’uso di questi sistemi al solo governo e a istituzioni come le università; ciononostante i giochi riuscirono a farsi strada anche nei primissimi mainframe, inaugurando la corsa all’implementazione di videogame su qualsiasi piattaforma possibile e immaginabile. Il primo caso documentato di un’effettiva implementazione fu OXO, creato da Alexander Douglas nel 1952: niente più che un “gioco del tris” contro il computer, dotato di una semplice interfaccia e sviluppato sul mainframe EDSAC dell’Università di Cambridge. Più esperimento che esperienza videoludica vera e propria, OXO rappresentò comunque il primo utilizzo di un computer per fini ludici.

Uno screenshot che simula l’aspetto di Tennis for Two.
Il primo precursore di Pong debuttò nel 1958 durante la giornata aperta al pubblico del Brookhaven National Laboratory di Upton, a New York. Fu in quell’occasione che William Higinbotham e Robert Dvorak presentarono Tennis for Two, un piccolo videogame analogico che utilizzava un oscilloscopio come schermo. Tennis for Two mostrava una pallina in movimento, influenzata dalla gravità (primo uso documentato della fisica [1] in un video-gioco), su un campo da tennis osservato di lato. Ogni giocatore poteva ruotare una manopola per modificare l’angolo della palla e premere un pulsante per lanciarla dall’altra parte del campo. Come nel caso di OXO furono in pochi a provare Tennis for Two, che tuttavia sotto diversi punti di vista può essere considerato il primo sistema dedicato esclusivamente ai videogiochi. Impossibilitati a leggere il futuro, questa pietra miliare andò perduta per mano dei suoi stessi creatori, che dopo una seconda giornata aperta al pubblico tenutasi l’anno successivo smontarono la macchina per utilizzarne i componenti in altri progetti.
Occorre arrivare fino al 1962 per assistere al debutto di Spacewar!, considerato da molti il primo vero videogame. Progettato inizialmente da Steve Russell, Martin Graetz e Wayne Wiitanen, con successivi contributi di Alan Kotok, Dan Edwards e Peter Samson, il gioco fu il risultato di una brillante opera di ingegneria e di centinaia di ore di duro lavoro [2]. Sviluppato sul mainframe DEC PDP-1 del MIT, il gameplay di Spacewar! era sorprendentemente sofisticato e ambizioso, e vedeva contrapposte due astronavi attorno a una stella di cui subivano la forza di gravità. Ogni giocatore controllava una delle due navi tramite appositi interruttori del pannello frontale del mainframe o scatole di controllo esterne. I comandi permettevano di agire sulla rotazione della navicella, la sua spinta, l’arma con cui fare fuoco e la possibilità di saltare nell’iperspazio (un balzo casuale che poteva anche portare alla sua esplosione). Nel corso degli anni il gioco conobbe numerose modifiche e miglioramenti, ispirando diversi cloni e successori spirituali, tra cui il primo coin-op venduto commercialmente nel 1971, Computer Space, progettato da Bushnell e Dabney per la Nutting Associates. Sfortunatamente per le parti coinvolte, il gioco si rivelò un disastro.
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[1] Definita come scienza della materia, dell’energia e delle loro interazioni, con particolare rilievo per le applicazioni nel campo dei videogiochi.
[2] Steve Russell sviluppò la prima versione del gioco nel 1961, ma quella dell’anno successivo beneficiò di consistenti miglioramenti grazie alla collaborazione delle altre persone coinvolte. http://tinyurl.com/3xhe5j.

