Pong (1972): l’industria dei videogiochi nasce di rimbalzo

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Sebbene non sia stato il primo in assoluto, Pong di Atari fu senz’altro il videogame che diede il via alle danze – o meglio, ai rimbalzi. Modesto anche per gli standard dell’epoca, Pong rappresentò il tentativo di offrire alla gente un videogame così intuitivo che anche un bambino (o l’avventore un po’ alticcio di un bar) potesse coglierne immediatamente l’essenza. Sotto molti punti di vista fu la reazione al primo gioco da sala commerciale, Computer Space del 1971: quest’ultimo era stato un prodotto fin troppo ambizioso, essendo basato su SpaceWar!, la primissima simulazione di combattimento spaziale sviluppata su mainframe negli anni Sessanta da e soprattutto per ingegneri (un altro dei nostri capitoli extra è dedicato proprio a Spacewar!). Pur andando coraggiosamente là dove nessun coin-op era mai giunto prima, Computer Space si rivelò troppo complesso per la nuova massa di videogiocatori in erba. Pong, dal canto suo, chiedeva banalmente di “non mancare la palla per ottenere il massimo punteggio”.


Una classica immagine di Pong su un sistema Coleco Telstar Alpha.


Il gameplay banale ma intuitivo lo rese il gioco giusto al momento giusto. Nel 1972 la maggior parte degli americani si stava ancora abituando alla televisione a colori; l’idea di giocare un vero videogame sullo schermo di casa era rivoluzionaria. Ma l’obiettivo più importante conseguito da Pong fu dimostrare alle grandi masse che i computer erano molto più che esoterici macchinari riservati a ingegneri e scienziati. Era il gioco televisivo del futuro – un futuro di cui ora tutti facevano parte.

La moderna industria dei videogiochi nacque il 29 novembre 1972, nella Andy Capp’s Tavern di Sunnyvale, in California. Il gioco si chiamava Pong ed era un coin-op costruito da Al Alcorn, ingegnere alle dipendenze dei pionieri dell’industria videoludica Nolan Bushnell e Ted Dabney, da poco unitisi sotto il nome di “Atari.” Mentre i primi curiosi si accalcavano attorno a quella strana macchina, qualcuno cominciò a infilarci dentro monetine da un quarto di dollaro. Chissà se quelle persone erano consapevoli del fatto che in quel momento si stava facendo la storia! Assistevano, senza saperlo, alla nascita di una nuova forma di intrattenimento, di un mezzo di comunicazione che non pretendeva di essere solamente guardato in silenzio. Per troppo tempo alle persone era stato chiesto di osservare passivamente altri che si esibivano per loro: era arrivato il loro momento di esibirsi, di diventare parte integrante di quel che accadeva sullo schermo. A distanza di trent’anni e di centinaia di migliaia di videogiochi, non riusciamo ancora a immaginare quel che deve aver provato quella notte un avventore della Andy Capp’s Tavern, meravigliato di fronte alla modesta macchina da gioco che Alcorn aveva costruito con pezzi usati e una televisione in bianco e nero da $75 comprata in un negozio Walgreen.

La storia di Pong è stata già raccontata numerose volte, e risulta molto più efficace se si omettono i titoli che l’hanno preceduto. Bushnell e Alcorn, come Jobs e Wozniak (i due Steve che hanno fondato Apple), sono eroi culturali troppo spesso dipinti come scienziati folli, menti geniali che si sono svegliate una mattina gridando “Eureka!” e si sono poi messe a creare rispettivamente i primi videogiochi e i primi personal computer del mondo. Ma, come abbiamo già visto, Pong non fu il primo videogame a gettoni (detto comunemente coin-op, da coin-operated), men che meno il primo videogame in assoluto. Non fu neppure il primo a sfruttare l’idea di far rimbalzare una pallina da un lato all’altro dello schermo. Neanche per idea! Ma a questo punto dobbiamo ricapitolare gli eventi che condussero a quella fatidica notte del novembre 1972.

Le origini della attuale potenza di calcolo dei computer può essere fatta risalire alla Seconda Guerra Mondiale: l’esercito degli Stati Uniti stava cercando in ogni modo una strategia per soverchiare le potenze dell’Asse. Per questo motivo vennero finanziati numerosi progetti – alcuni promettenti, altri assai meno – nella speranza che alcuni di loro avessero successo. Una delle proposte prevedeva la creazione di un dispositivo elettronico ad alta velocità in grado di calcolare le tabelle di tiro delle armi balistiche, all’epoca stilate manualmente da matematici femmina chiamate “computatrici” (lett. computer). Il progetto dell’ENIAC, Electronic Numerical Integrator and Computer, iniziò nel 1943, ma divenne operativo solo tre anni più tardi, quando nacque il primo computer digitale riprogrammabile. Concepito e progettato da John Mauchly e John Eckert, l’ENIAC era grande quanto una stanza: su di esso si basò lo sviluppo di computer più piccoli, potenti e versatili, realizzati per società e aziende. Ebbe così inizio la lenta transizione che avrebbe portato all’abbandono dei paradigmi meccanici e analogici vecchi di secoli e all’introduzione di dispositivi interamente digitali.

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